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Author: * Velthur Valerius -
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Date: Apr 8, 2003 - 09:24
Next time I will try to translate this article but now I have not time.
Vale
E’ opinione comune degli storici considerare il punico Annibale un grande tattico ma un pessimo stratega. Cerchiamo di analizzare in breve il suo piano strategico di invasione della penisola italiana evidenziandone pregi e difetti.
Sul finire dell’anno 219 a.C., dopo la conquista della città spagnola di Sagunto, Annibale sverna con il suo esercito a Cartagena. Egli sa che a Roma si sta decidendo se mandare contro di lui un esercito in Spagna per punirlo di aver attaccato un alleato dell’Urbe. Da grande decisionista come si dimostrerà sempre elabora un audace piano di invasione per portare la guerra sul suolo romano.
PREGI
1) l’idea è innovativa perchè finora era sempre stata Roma ad attaccare Cartagine sia in Sicilia che in Africa nella prima guerra punica.
2) l’idea è grande per l’impatto psicologico sul popolo romano mai abituato dai tempi di Pirro ad essere attaccato in casa e a combattere in difesa anziché all’attacco.
3) la campagna non mirerà a conquiste definitive ma ad una guerra corsara per scompigliare la stabilità della Repubblica romana attraverso la defezione dei suoi principali alleati. Annibale ipotizza, pensa o si augura che passeranno dalla sua parte i Galli della Cisalpina, gli Etruschi, i Sanniti e le città della Magna Grecia. Forse il suo servizio di intelligence in Italia e della situazione della capitale lo fanno sicuramente ben sperare in questa essenziale ipotesi.
4) Annibale ha tanto coraggio ed odio contro i Romani da convincere a Cartagine il partito della guerra.
5) Annibale può contare su un esercito molto professionale che combatte da molti anni in Spagna composto da Iberi, Celtiberi, e Libici. I Cartaginesi sono pochi e sono in pratica gli ufficiali ed i comandanti.
6) Gli eserciti romani che saranno mandati contro di lui non sono composti da soldati professionisti ma di leva. I comandanti che li guideranno non sono soldati di professione ma consoli eletti tra i soliti accordi di potere delle famiglie aristocratiche. E della nobilitas plebea.
7) Annibale conta sulla sua grande abilità di tattico per vincere le battaglie contro Roma. Egli è convinto che Roma dopo qualche sconfitta chiederà la pace.
DIFETTI
1) Annibale sa che il dominio del mare Tirreno e Mediterraneo è sotto il controllo totale dell’armata romana quindi sa che l’invasione può avvenire solo via terra.
2) La distanza da percorrere è notevole e comporta l’attraversamento di tutta la Gallia Transalpina e se vuole evitare la Gallia Narbonese (provincia romana) deve attraversare più a nord i grandi valichi alpini.
3) La logistica per il suo esercito è molto difficile e con tempi lunghissimi. E’ poi legata alle sue future vittorie, egli dovrà vincere continuamente altrimenti il Senato cartaginese porrà termine alla guerra e chiederà la pace. Durante la guerra corsara in Italia egli potrà contare solo sugli aiuti dei suoi futuri alleati, sulle rapine e sui saccheggi per rifornire il suo esercito.
4) Annibale non ha nessuna certezza sulla defezione degli alleati di Roma.
5) Annibale sottovaluta la capacità di resistenza e di tenute del popolo romano. Roma non chiederà mai la pace neanche dopo la disfatta di Canne.
CONSIDERAZIONI FINALI.
Il piano strategico di Annibale fallisce nel suo punto più debole e cioè quello della defezione degli alleati romani. Solo i Galli Cisalpini, le città greche di Taranto e , Siracusa, la città etrusca del sud di Capua passeranno sotto le sue fila. Etruschi e Sanniti gli avversari per secoli di Roma, per paura, per debolezza, per cinismo, per autolesionesmo o per vera fedeltà a Roma non si muoveranno.
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