Date: Jan 23, 2003 - 08:13
LA BATTAGLIA DEL SENTINO
THE BATTLE OF SENTINUM
ANTEFATTI
309 a.C.
Il dictator Lucius Papirius Cursor, nella battaglia del lago Vadimone, sconfigge l'esercito confederato etrusco.
Questa battaglia viene ricordata come la più grande combattuta tra Roma e la nazione etrusca.
306 a.C.
I consules Publius Cornelius Arvina e Quintus Marcius Tremulus sconfiggono i Sanniti.
305 a.C.
I consules Lucius Postumius e Titus Minucius sconfiggono di nuovo i Sanniti.
CONSIDERAZIONI
Dopo queste sanguinose sconfitte appare evidente che le nazioni sannite ed etrusche non riescono da sole a fronteggiare l'espansionismo romano.
Roma alterna campagne contro l'Etruria ed il Sannio, a volte anche contemporaneamente, ma riesce sempre a gestire bene la situazione perché è sempre lei ad attaccare. Roma non fa mai una politica difensiva e di contenimento.
All'inizio del III secolo a.C. Roma di fatto controlla tutto il centro Italia anche se non ha ancora militarmente occupato le citta sannite ed etrusche (eccetto qualche caso isolato).
Può sembrare un paradosso ma questa situazione vantaggiosa politicamente e militarmente porta a conseguenze non previste.
Mentre nelle citt" stato etrusche il partito filoromano condiziona la politica e cerca con Roma sempre una soluzione diplomatica, nelle tribù montanare del Sannio il partito filoromano è assente. I Sanniti sopportano meno degli abili e diplomatici Etruschi i trattati di pace imposti da Roma.
I Sanniti dopo aver invano cercato validi alleati nel sud della penisola pensano ad una alleanza con gli Etruschi. Il disegno strategico è grande perché le due nazioni insieme sono militarmente più forti di Roma. L'Etruria poi è in buoni rapporti con la grande nazione celticaha (l'unica nella centenaria storia di Roma ad averla sconfitta ed occupata).
Diverse ambascerie sannite vengono mandate in Etruria ma di fatto non si arriva a nessun risultato.
FATTO
296 a.C.
Il dux sannita Gellius Aegnatius con un forte esercito lascia il Sannio, arriva in Etruria e chiede un incontro col Concilium duodecim Populorum.
Quasi tutta la Dodecapoli decide per l'alleanza militare e vengono chiamati ad aderire i Galli con un grosso compenso e la promessa di un ricco bottino.
Le tribù umbre aderiscono alla coalizione antiromana.
L'esercito sannita pone la base delle sue operazioni nel Picenum e li resta nonostante Roma operi grandi devastazioni nel Sannio.
295 a.C.
Roma conscia della gravita della situazione attua misure eccezionali. Vengono arruolati tutti gli uomini validi, persino i liberti.
Partono per la guerra i due consoles Quintus Fabius (consul V volta) e Publius Decius (consul IV volta) e dispongono di:
- 4 legioni (la I, III, V, VI);
- forte contigente di cavalleria romana;
- 1000 cavalieri scelti campani;
- 4 legioni di alleati e Latini
- forte contingente di cavalleria alleata e latina
Si può ipotizzare un numero di uomini non inferiore a 37.000-38.000. Nemmeno Alexandrus III Magnus disponeva di forze simili quando parte per la conquista dell'Asia.
Altri due piccoli eserciti vengono allestiti al comando di propraetores per dirigersi in Etruria, le legioni II e IV sono nel Sannio col proconsul Lucius Volumnius.
Il piano tattico della Confederazione italica prevede che Sanniti e Galli (con forze equivalenti a quelle romane) sostengano lo scontro con le legioni. Agli Etruschi ed Umbri viene affidato il compito di attaccare il campo romano durante la battaglia e colpire poi la retroguardia romana.
BATTAGLIA DEL SENTINO (295 a.C.)
I consoli informati del piano tattico nemico da disertori fanno avanzare verso Chiusi i 2 propretori.
La notizia arriva a Sentinum (odierna Sassoferrato nella regione Marche). Gli Etruschi e gli Umbri abbandonano la regione per difendere i loro territori. L'errore è gravissimo perché la confederazione perde la sua schiacciante superiorita numerica e tattica.
I Galli si dispongono all'ala destra, I Sanniti all'ala sinistra. Il consul Publius Decius si schiera all'ala sinistra contro i Galli, l'altro consul Quintus Fabius all'ala destra contro i Sanniti.
La battaglia sar" sanguinosa ed incerta fino alla fine. La vittoria ma la vittoria è dei Romani. Muiono il dux sannita Gellius Aegnatius ed il consul Publius Decius.
Secondo Livius le perdite confederate ammontano a 25.000 uomini, quelle romane ed alleati 8.500 uomini.
CONCLUSIONE
Con la disfatta del Sentino il Sannio, l'Etruria e l'Umbria cadono sotto il dominio romano anche se praticamente la maggioranza delle loro citta sono ancora libere.
La Gallia Cisalpina diventa ora il prossimo obiettivo dell'espansionismo di Roma che si sente forte e senza più nemici che possano vincerla.
