Date: May 5, 2003 - 10:15
I am not agree with the writer Antoninus Lucretius about his article on strategic reserve where he says: “I don’t see any strategic reserve in Zama, just a third line made up of veterans basically in charge of stopping the first lines from falling back, which they did. The Triarii assumed that role in the repubblican roman legions”.
I invite Antoninus to analyze better the battle of Naraggara or Zama. Hannibal in these event put his veterans nor in third line as well as the roman Triarii but in fourth line.
Another important thing we must remember: there are a little space between the 3 roman files of the Hastati, Princeps and Triarii while the space between the third carthaginian line and the fourth line (that I called the STRATEGIC RESERVE) was almost 200 meters.
There is at the botton of this page an italian article about the roman and punic alignment before the battle of Zama.
Strategic plan of Hannibal for invasion of Italy
Is common opinion of the historians to consider the punic Hannibal a great tactical commander and a bad strategist. Now we will try to analyze in short his strategic plan of invasion of the Italy evidencing its virtues and its defects.
At the end of the year 219 b.C., after the conquest of the spanish city Saguntum, Hannibal passes the winter with his army in Carthagena. He knows that in Rome the Senatus was deciding if to send against him a roman army in Spain in order to punish him to have attacked a city allied of Rome. Hannibal elaborates an audacious strategic plan of invasion in order to carry the war on the roman ground.
VIRTUES OF THE PLAN
1) the idea is innovative why up to now always Rome had been to attack Cartagine before in Sicily and after in Africa in the first punica war.
2) the idea is great for the psychological impact on the roman people never accustomed from the invasion of Pirrhus, king of Ephirus, to be attacked and to fight in defense rather than offense.
3) the campaign will not aim at definitive conquests but to a corsair war in order to disorder the stability of the roman Republic through the defections of the main allies. Hannibal assumes, thinks and augurs that the Galliums of the Cisalpina, the Etruscans of Etruria, the Samnites of the Samnium and the cities of the Magna Greece will pass from his part. Perhaps his service of intelligence in Italy and in Rome (that seems organized very well and seems very functionally) tell him that the political situation induces to hope on the future defections.
4) Hannibal has much courage and hatred against the Romans to convince the carthaginian Senatus and the punic people to the war.
5) Hannibal can count on an army much professional that fights from many years in Spain composed from Iberi, Celtiberi, Numidians and Libyans. The Carthaginians are few and are in practical all the officials and the commanders.
6) the roman armies that will be send against him are not composed from professionals soldiers but are soldiers of leva.. The roman commanders that will guide them are not military of profession but consuls elected with the usual agreements beetwen the aristocratic families and the the nobilitas plebea.
7) Hannibal counts on his great tactical ability in order to win the battles against Rome. He is convinced that Rome after some defeats will ask the peace and will do a treaty with Carthago..
DEFECTS OF THE PLAN
1) Hannibal knows that the dominion of the sea Tirrhenum and the sea Mediterraneo is under the total control of the roman navy therefore knows that the invasion will can only to happen with the passage through the Gallia Transalpina.
2) the distance to cover from Spain to Italy is remarkable and involves the passage in the territory of hostile celtic transalpini people and if he will want to avoid the roman province of Gallia Narbonensis he will have to cross the high alpine passages situaded at nord-east.
3) the logistics for his army will be much difficult and with longest times.
4) the duration of his campaigns will be condizioned to his future victories and he will have to gain continuously otherwise the carthaginian Senate will place term to the war and will ask the peace. During the corsair war in Italy Hannibal will be able to count only on the aids of his futures allies, on the holdups and the pillages in order to resupply his army.
4) Hannibal has not certainties on the defections of the roman allies.
5) Hannibal underrates the resistance ability of the roman people. In fact Rome will not never ask the peace not even the defeat of Cannae.
FINAL CONSIDERATIONS
The strategic plan of Hannibal will fail in its more uncertain point: the defections of roman allies. Only the Cisalpini Galliums, the greek cities of Taranto and Siracusa, the southern etruscan city of Capua will pass under his rows before and the Bruttium after. Etruscans and Samnites (great and strong people), adversaries for centuries of Rome, perhaps for fear, for weakness, for cynicism, for self-lesion or true fidelity to Rome will not rebel.
Now we say the motto that “Hannibal won all the battles but lost the war”. Hannibal and Carthago won the second punic war because the stategic plan had several uncertainties and difficulty.
VERSIONE ITALIANA
IL PIANO STRATEGICO DI ANNIBALE DI INVASIONE DELL’ITALIA
E’ opinione comune degli storici considerare il punico Annibale un grande tattico ma un pessimo stratega. Cerchiamo di analizzare in breve il suo piano strategico di invasione della penisola italiana evidenziandone pregi e difetti.
Sul finire dell’anno 219 a.C., dopo la conquista della città spagnola di Sagunto, Annibale sverna con il suo esercito a Cartagena. Egli sa che a Roma si sta decidendo se mandare contro di lui un esercito in Spagna per punirlo di aver attaccato un alleato dell’Urbe. Da grande decisionista come si dimostrerà sempre elabora un audace piano di invasione per portare la guerra sul suolo romano.
PREGI
1) l’idea è innovativa perchè finora era sempre stata Roma ad attaccare Cartagine sia in Sicilia che in Africa nella prima guerra punica.
2) l’idea è grande per l’impatto psicologico sul popolo romano mai abituato dai tempi di Pirro ad essere attaccato in casa e a combattere in difesa anziché all’attacco.
3) la campagna non mirerà a conquiste definitive ma ad una guerra corsara per scompigliare la stabilità della Repubblica romana attraverso la defezione dei suoi principali alleati. Annibale ipotizza, pensa o si augura che passeranno dalla sua parte i Galli della Cisalpina, gli Etruschi, i Sanniti e le città della Magna Grecia. Forse il suo servizio di intelligence in Italia e della situazione della capitale lo fanno sicuramente ben sperare in questa essenziale ipotesi.
4) Annibale ha tanto coraggio ed odio contro i Romani da convincere a Cartagine il partito della guerra.
5) Annibale può contare su un esercito molto professionale che combatte da molti anni in Spagna composto da Iberi, Celtiberi, e Libici. I Cartaginesi sono pochi e sono in pratica gli ufficiali ed i comandanti.
6) Gli eserciti romani che saranno mandati contro di lui non sono composti da soldati professionisti ma di leva. I comandanti che li guideranno non sono soldati di professione ma consoli eletti tra i soliti accordi di potere delle famiglie aristocratiche. E della nobilitas plebea.
7) Annibale conta sulla sua grande abilità di tattico per vincere le battaglie contro Roma. Egli è convinto che Roma dopo qualche sconfitta chiederà la pace.
DIFETTI
1) Annibale sa che il dominio del mare Tirreno e Mediterraneo è sotto il controllo totale dell’armata romana quindi sa che l’invasione può avvenire solo via terra.
2) La distanza da percorrere è notevole e comporta l’attraversamento di tutta la Gallia Transalpina e se vuole evitare la Gallia Narbonese (provincia romana) deve attraversare più a nord i grandi valichi alpini.
3) La logistica per il suo esercito è molto difficile e con tempi lunghissimi. E’ poi legata alle sue future vittorie, egli dovrà vincere continuamente altrimenti il Senato cartaginese porrà termine alla guerra e chiederà la pace. Durante la guerra corsara in Italia egli potrà contare solo sugli aiuti dei suoi futuri alleati, sulle rapine e sui saccheggi per rifornire il suo esercito.
4) Annibale non ha nessuna certezza sulla defezione degli alleati di Roma.
5) Annibale sottovaluta la capacità di resistenza e di tenute del popolo romano. Roma non chiederà mai la pace neanche dopo la disfatta di Canne.
CONSIDERAZIONI FINALI.
Il piano strategico di Annibale fallisce nel suo punto più debole e cioè quello della defezione degli alleati romani. Solo i Galli Cisalpini, le città greche di Taranto e , Siracusa, la città etrusca del sud di Capua passeranno sotto le sue fila. Etruschi e Sanniti gli avversari per secoli di Roma, per paura, per debolezza, per cinismo, per autolesionesmo o per vera fedeltà a Roma non si muoveranno.
(ottobre 202 b.C.) Battaglia terrestre di NARAGGARA.
Forze in campo
Le forze in campo sono ci circa 40.000 uomini per parte. Superiori per numero e per valore sono i cavalieri e i fanti leggeri a disposizione di Scipione che però Annibale può compensare con i suoi 80 elefanti. Più numerosa della romana è la fanteria pesante cartaginese.
Forze romane. Scipione dispone di 25.000-30.000 uomini tra legionari ed ausiliari indigeni (da Damakas riceve 600 cavalli e 600 soldati). Massinissa dispone di 6.000 fanti leggeri e 4.000 cavalieri. In totale l’esercito romano dispone di 35.700 uomini di cui 29.600 fanti (600 di Damakas + 6.000 Massili + 23.000 Romani) e 6.100 cavalieri (4.000 Massili + 600 di Damakas + 600 Romani + 900 Italici).
Forze cartaginesi. Annibale dispone di 80 elefanti, 12.000 mercenari di fanteria pesante, residui dell’esercito di Magone (Liguri, Celti, Mauri, Baleari), circa 12.000 uomini delle milizie di Asdrubale(cittadini, alleati, sudditi cartaginesi, circa 12.000 reduci (veterani) d’Italia [Iberi, Libici, Celti (dalla battaglia della Trebbia), Italici (ribelli, mercenari, disertori)]. Dispone inoltre di 2000 cavalieri numidi agli ordini del principe Ticheo, 1.000 cavalieri massilli agli ordini di Mazetullo e cavalieri arcacidi, cavalleria cittadina e cavalleria numida reduce dall’Italia. In totale l’esercito punico dispone di 40.000 combattenti.
Schieramenti
Scipione schiera l’esercito come ai Campi Magni:
1) davanti a tutti la fanteria leggera per attaccare gli elefanti.
2) dietro la fanteria pesante in 3 linee: prima gli astati, poi i principi e i triari lasciando spazi di
manovra tra una linea e l’altra di modo che la 2^ e la 3^ linea possono muoversi e prolungare
la fronte della prima. I manipoli dei principi e dei triari non sono schierati dietro gli intervalli
della 1^ linea ma incollonati dietro i manipoli di essa per permettere il passaggio degli
elefanti entrati tra un manipolo e l’altro.
3) mette all’ala sinistra la cavalleria italica e all’ala destra la potente cavalleria numido-massila.
Annibale schiera le sue truppe così:
1) elefanti in 1^ linea [è omesso lo schieramento della fanteria leggera dei Baleari (frombolieri) e dei Mauri.
2) fanteria pesante di mercenari Liguri, Celti, Balearici, Mauri (le truppe di Magone) in 2^ linea.
3) 3^ linea a poca distanza composta da Libici e Cartaginesi non per rinforzare la linea precedente ma pronti ad uscire ai lati per prolungare la fronte ed affrontare eventualmente i manipoli dei principi e triari. Al centro di essi schiera…..
4) ai lati della fanteria schiera la cavalleria numida di Ticheo a destra e la cavalleria cartaginese a sinistra.
5) conscio della superiorità della cavalleria nemica e per evitare un aggiramento della sua fanteria il genio d’Annibale gli suggerisce di costituire una schiera di riserva composta dal fiore delle sue milizie i veterani della guerra d’Italia (Iberi, Libici e Italici) che dispone al suo comando a 200 metri dietro le prime 2 linee.
Questo concetto della riserva, ignaro nelle guerre antiche, fondamentale nell’arte militare moderna, viene attuato dal grande Cartaginese nell’ultima battaglia. Naraggara è quindi
quella in cui più rifulge la fecondità mai smentita del suo genio.
Svolgimento della battaglia
L’attacco degli elefanti è neutralizzato, parte sono deviati ai lati, quelli entrati tra i manipoli vengono uccisi. La cavalleria punica, come previsto da Annibale non regge l’urto di quella nemica ed abbandona il campo inseguita da Lelio e Massinissa. L’urto delle due fanterie pesanti è fiero. Scipione quando vede che i mercenari cartaginesi cominciano a piegare di fronte ai suoi astati dà ordine ai principi e ai triari di uscire sulle ali per effettuare l’aggiramento, ma Annibale risponde facendo uscire loro incontro la sua seconda linea di Libici e Cartaginesi. Il centro
punico viene spezzato e si ritira incalzato con pari disordine dai Romani che si trovano improvvisamente davanti la riserva cartaginese con Annibale.
Il momento è gravissimo per Scipione perché si trova davanti i veterani d’Italia immoti e freschi e ai lati dove vengono mandati per essere riorganizzati ed effettuare l’aggiramento i Libici e Cartaginesi. Scipione fa fermare la sua fanteria, la fa riordinare e torna all’attacco. La battaglia è terribile e viene decisa dal ritorno della cavalleria di Lelio e Massinissa che assale Annibale alle spalle. L’esercito punico è completamente distrutto.
Perdite
Le perdite romane ammontano a 1.500 uomini. Quelle cartaginesi registrano 20.000 morti e
20.000 tra prigionieri e dispersi.
