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Message: The battle of Pidna
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Author: * Velthur Valerius - 186 Posts
Date: Apr 18, 2003 - 02:44

Chronology year 168 b.C.: The battle of PIDNA

168 a.C. -
Anno 586 della fondazione di Roma
Anno 342 della Repubblica romana
Anno 1° della Olimpiade 153 (Ol. 153.1)
Anno 144 dei Seleucudi (o era seleucida)
Anno 740 della nazione etrusca (7° saeculum)
Anno 4 della III Guerra Macedonica
Anno 2 della VI Guerra di Celesiria o Siriaca
Anno 1 della III Guerra Illirica

- Consules (n° 2): LUCIO EMILIO PAOLO MACEDONICO (patrizio, 2^ volta, console del 182 a.C. e del 168 a.C., comandante della guerra macedonica con 2 legioni (I e II) , figlio del caduto di Canne, legato del 188 a.C. della commissione che regola le sorti dell’asia, già due volte in Spagna, in Liguria ha tenuto vittoriosamente il comando a fronte del nemico);
LUCIO LICINIO CRASSO (pretore urbano del 172 a.C., ha partecipato nel 171 a.C. alla battaglia di Callicino. Il sorteggio gli dà come provincia l’Italia con 2 legioni).

- Censores (n° 2): TIBERIO SEMPRONIO GRACCO (plebeo, console del 177 a.C.), CAIO CLAUDIO PULCRO (patrizio, console del 177 a.C.)

- Praetor urbanus:
- Praetor peregrinus: LUCIO ANICIO GALLO (in Illiria con 2 legioni)
- Praetor (governatore) della Sicilia (1^ Provincia):
- Praetor (governatore) della Sardegna (2^ Provincia):
- Praetor (governatore) della Spagna Citeriore (3^ Provincia):
- Praetor (governatore) della Spagna Ulteriore (4^ Provincia):
- Praetor in Spagna: QUINTO FULVIO NOBILIORE
- Praetor: GNEO OTTAVIO [comandante armata (40 vascelli) della guerra macedonica, sostituisce Caio Marcio Figulo, figlio del pretore del 205 a.C]
- Praetores: MARCO CLAUDIO MARCELLO, GNEO BEBIO TANFILO
- Tribuni plebis (n° 10): GNEO TREMELLIO
- Aediles plebis (n° 2):
- Aediles curules (n° 2):
- Quaestores (n° :
- Legatus (comandante) nell’Illiria romana: APPIO CLAUDIO CENTONE (viene sostituito da Lucio Anicio Gallo)
- Legati e/o tribuni militum comandanti reparto scelto per aggiramento del fiume Elpeo: PUBLIO CORNELIO SCIPIONE NASICA (genero di Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore e nipote del Gneo Cornelio Scipione morto in Spagna); QUINTO FABIO MASSIMO EMILIANO (figlio primogenito del console in carica Lucio Emilio Paolo Macedonico, adottato dopo che il padre va in seconde nozze da un nipote di Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore (Cunctator)
- Tribuni militum (n° ..):
- Comandante ala sinistra romana a Pidna (8.000 uomini): PUBLIO CORNELIO SCIPIONE NASICA
- Comandante I legione (centro-destro romano) a Pidna:
- Comandante II legione (centro-sinistro romano) a Pidna: LUCIO POSTUMIO ALBINO (console del 173 a.C.),
- Comandante ala destra romana a Pidna:
- Princeps senatus: MARCO EMILIO LEPIDO (patrizio, console del 187 a.C e 175 a.C.)
- Senatores (n° 300): SPURIO LUCREZIO (pretore del 205 a.C.), MARCO PORCIO CATONE detto il CENSORE o il VECCHIO (console del 195 a.C. e censore del 184 a.C.), MARCO EMILIO LEPIDO (console del 187 a.C. e 175 a.C.), QUINTO MARCIO FILIPPO (console del 186 a.C. e del 169 a.C.), AULO TERENZIO VARRONE (pretore del 184 a.C.), QUINTO FABIO LABEONE (console del 183 a.C.), LUCIO EMILIO PAOLO MACEDONICO (console del 182 a.C. e del e del 168 a.C.), AULO POSTUMIO ALBINO LUSCO (console del 180 a.C. e censore del 174 a.C.), TIBERIO SEMPRONIO GRACCO (console del 177 a.C. e censore del 169 a.C.), CAIO CLAUDIO PULCRO (console del 177 a.C. e censore del 169 a.C.), SERVIO CORNELIO SILLA (pretore del 175 a.C.), MARCO POPILIO LENATE (console del 173 a.C.), LUCIO POSTUMIO ALBINO (console del 173 a.C.), CAIO POPILIO LENATE (console del 172 a.C.), CAIO CICEREIO (pretore del 173 a.C.), PUBLIO ELIO LIGURE (console del 172 a.C.), CAIO CASSIO LONGINO (console del 171 a.C.), CAIO OSTILIO (forse pretore del 170 a.C.), CAIO DECIMIO (pretore del 169 a.C.), LUCIO LICINIO CRASSO (console del 168 a.C.), GNEO OTTAVIO (pretore del 168 a.C.), MARCO CLAUDIO MARCELLO (pretore del 168 a.C.), GNEO BEBIO TANFILO (pretore del 168 a.C.), GNEO TREMELLIO (tribuno della plebe del 168 a.C.), TITO MANLIO TORQUATO (……. del … a.C.), CAIO SULPICIO GALBA (……. del … a.C.), QUINTO ELIO PETO (pretore del … a.C.), MARCO GIUNIO PENNO (pretore del … a.C.), LUCIO GIUNIO (probabilmente pretore), TITO NUMISIO TARQUINIENSE (probabilmente pretore),

- Ambasciatori (legati) in Siria ed in Egitto: CAIO POPILIO LENATE (console del 172 a.C.), CAIO DECIMIO (pretore del 169 a.C.), CAIO OSTILIO (forse pretore del 170 a.C.);

- Commissari in Macedonia per nuovo ordinamento : AULO POSTUMIO ALBINO LUSCO (console del 180 a.C. e censore del 174 a.C.), CAIO CLAUDIO PULCRO (console del 177 a.C. e censore del 169 a.C.), forse QUINTO FABIO LABEONE (console del 183 a.C., aveva come pretore nel 189 a.C. comandato l’armata dell’Egeo) o CAIO ANTISTIO LABEONE, forse QUINTO MARCIO FILIPPO (console del 186 a.C. e del 169 a.C.), CAIO LICINIO CRASSO (console del 168 a.C.), GNEO DOMIZIO ENOBARBO (figlio del console del 192 a.C., pontefice del 172 a.C e console del 162 a.C), SERVIO CORNELIO SILLA (pretore del 175 a.C., pretura non sicurissima), LUCIO GIUNIO (probabilmente pretore), TITO NUMISIO TARQUINIENSE (probabilmente pretore), AULO TERENZIO VARRONE (pretore del 184 a.C.).

- Commissari in Illiria per nuovo ordinamento: AULO POSTUMIO ALBINO LUSCO (console del 180 a.C.), CAIO CICEREIO (pretore del 173 a.C.), GNEO BEBIO TANFILO (pretore del 168 a.C.), PUBLIO TERENZIO TUSCIVICANO, PUBLIO MANILIO

- Pontifex maximus: MARCO EMILIO LEPIDO (patrizio, console del 187 a.C. e 175 a.C.)
- Pontefices (n° : GNEO DOMIZIO ENOBARBO (plebeo)
- Augures (n° 9):
- Decemviri sacris faciundis (n° 10): QUINTO MARCIO FILIPPO (decemviro dei sacrifici, console del 186 a.C.)
- Septemviri epulones (n° 7):
- Flamen Dialis (di Giove) (flamen maior):
- Flamen Martialis (di Marte) (flamen maior):
- Flamen Quirinalis (di Quirino) (flamen maior):
- Flamini minori (n° 12):
- Salii palatini (n° 6):
- Salii collini (n° 6):
- Vestales (n° 4):

- Regina di Meroe (Nubia): SHANAKDAKHETE
- Re (faroaone) dell’Egitto (dinastia dei Tolemei o Lagidi): TOLEMEO VI FILOMETORE (PHILOMETOR)
- Re della Macedonia (dinastia degli Antigonidi): PERSEO (ha 44 anni)
- Comandante dell’armata macedone: ANTENORE (ha 45 navi leggere)
- Re della Siria (dinastia dei Seleucidi): ANTIOCO IV EPIFANE (ha 47 anni) (EPIPHANES) (colui che risplende)
- Governatore siriano della Commagene: TOLEMEO
- Re dei Parti (dinastia degli Arsacidi): MITRIDATE I (ARSACE VI)
- Re di Pergamo (dinastia degli Attalidi): EUMENE II SOTERE (SOTER) (Salvatore) (alleato di Roma)
- Principe pergamese (dinastia degli Attalidi): ATTALO II FILADELFO (PHILADELPHOS ) (fratello del re Eumene II)
- Re della Cappadocia: ARIARATE IV EUSEBE (EUSEBES)
- Re della Bitinia: PRUSIA II il CACCIATORE
- Re del Ponto (dinastia dei Mitridatidi): MITRIDATE IV FILOPATORE FILADELFO (PHILOPATOR PHILADELPHOS) (che ama il padre, che ama la sorella)
- Re della Battriana: EUCRATIDE I
- Re degli Ardici (Illiria non romana, parte Albania e Montenegro): GENZIO (alleato della Macedonia)
- Principe degli Ardici: CARAVANZIO (fratello del re Genzio)
- Re della Numidia (Massili e Masesili): MASSINISSA (alleato di Roma, ha 70 anni)
- Regolo (è il maggiore per importanza) dei Traci Odrisi: COTI (alleato della Macedonia, figlio di Seute)
- Strateghi di Atene (10, compreso l’autocrator):
- Stratego della Lega achea (anno 168/167):
- Stratego della Lega etolica (anno 172/171): LICISCO di Strato (3^ volta, stratego del 178/177 a.C., del 172/171 a.C. e arconte delfico del 172/171 a.C., filoromano)
- Arconte delfico (anno 168/167):
- Misarca (capo delle truppe) della Misia in Palestina: APOLLONIO (siriano)
- Comandante navale rodio: EUDAMO
- Comandante dei ribelli epiroti: CEFALO †
- Comandante dei Bastarni: CLOUDICO
- Sommo sacerdote ebraico: MENELAO (fratello di Giasone)

- (inizio anno) Sono otto ( le legioni nella Repubblica Romama, prescindendo dalle forze in Spagna di cui 6 effettivamente in armi:
1) 2 della Macedonia sotto il comando del console Lucio Emilio Paolo la cui forza effettiva, a parte presidi e distaccamenti, compresi gli ausiliari, è 41.0000 uomini;
2) 2 destinate all’Illiria sotto il comando del pretore peregrino Lucio Anicio Gallo forti di 20.400 fanti e 1.400 cavalli che coi contingenti italici ed indigeni già raccolti o da raccogliere nell’Illiria meridionale salgono a 30.000 uomini in tutto;
3) 2 legioni forti di 20.000 fanti e cavalieri agli ordini del console Lucio Licinio Crasso)
Il totale delle forze romane ammonta a circa 100.000 uomini, il più grande sforzo compiuto dalla Repubblica dopo la II Guerra Punica se non forse nel 189 a.C.

- (inizio anno) Il re siriaco Antioco IV Epifane invia a Cipro, possesso tolemaico, l’armata che aveva ricostituita violando il trattato siglato con Roma dopo la battaglia di Magnesia (190 a.C.) dal padre Antioco III il Grande.

- (inizio anno) Il re macedone Perseo chiama un corpo di 20.000 Bastarni, di cui la metà cavalieri, che passano il Danubio agli ordini di Cloudico (lo stesso pare che su istigazione di Filippo V li aveva condotti contro i Dardani nel 178 a.C.). Essi scendono per la Medica fino a Bilazora nella Peonia ed iniziano trattative con Perseo. Il fallimento di quest’ultime, forse per le loro eccessive richieste, li induce a tornare indietro.

- Perseo rafforza le difese dell’Epeo ed i suoi presidi per evitare l’aggiramento romano. Invia 5.000 uomini a presidiare il passo di Pitio e di Petra che dalle falde settentrionali dell’Olimpo conduce tra Dio e Pidna. Rafforza poi i presidi di Tessalonica (alle sue spalle) e di Enea per paura di eventuali sbarchi navali. Rafforza le difese con lavori lungo l’argine del fiume Epeo per rendere più fifficile il suo attraversamento, specialmente nel corso inferiore.

- (inizio anno) Una squadra macedone di 45 navi leggere (lembi), agli ordini di Antenore, esce da Cassandria (nord dell’Egeo) e salpa per l’isola di Tenedo ove due squadre una rodia ed una pergamese sorvegliano il traffico commerciale diretto dal Ponto alla Macedonia. Cattura un convoglio. Assale poi la piccola squadra rodia agli ordini di Eudamo (il vincitore di Annibale è lultima volta che appare nella storia, forse muore poco dopo) e la lascia volutamente fuggire. Attacca poi i Pergamesi che fuggono lasciando libere le 50 navi da carico dirette in Macedonia e nell’isola asserragliate.

- Nello stretto fra Eritre e Chio il macedone Antenore sorprende alcuni trasporti pergamesi che recano un corpo ausiliario di cavalieri galati spediti dal re pergamese Eumene II a rinforzo dell’esercito romano. Uccide 800 Galati e 200 ne fa prigionieri. Arriva poi con la sua squadra fino all’isola sacra di Delo e protetto dalla sua neutralità e sotto gli occhi di 8 quinqueremi romane e pergamesi si dà alla pirateria delle navi mercantili. Nemiche e neutrali. La velocità delle sue navi è troppo alta per i grandi vascelli avversari.

- Roma manda in Siria ed in Egitto tre ambasciatori: Caio Popilio Lenate (console del 172 a.C.), Caio Decimio (pretore del 169 a.C.), Caio Ostilio (forse pretore del 170 a.C.). I legati però si fermano in Delo in attesa della caccia alle navi corsare macedoni.

- (prima della buona stagione) Il re macedone Perseo manda ambasciatori a Rodi e ad Antioco IV Epifane affinchè facciano da mediatori tra lui e i Romani.

- (principio buona stagione) Il re siriaco Antioco IV Epifane muove con l’esercito verso l’Egitto. A Rinocolura, posto di frontiera tra i due stati, tratta coi legati di Tolemeo VI Filometore le condizioni per il suo ritiro. Chiede:
1) la cessione di Cipro e la rinuncia di Pelusia (in sua mano dall’anno precedente);
2) il territorio attorno al ramo pelusico del Nilo.
Le condizioni non vengono accettate e quindi l’esercito siriano procede. Entra in Egitto e da Pelusio muove verso Menfi assicurandosi il possesso di tutto il paese.

- (inizio primavera) Il console Lucio Emilio Paolo ed il pretore peregrino Lucio Anicio Gallo si recano l’uno in Macedonia e l’altro in Illiria , mentre il pretore Gneo Ottavio assume ad Oreo il comando dell’armata.

-(inizio primavera) Inizia la III Guerra Illirica. Il re illirico Genzio dopo aver raccolto le sue forze in Lisso (Alessio) nella frontiera meridionale stringe d’assedio Bassania (5 miglia a sud d’Alessio forse accanto alla moderna Pezana presso il Mati) amica dei Romani. Spedisce a nord contro la tribù dei Cavî (città di Durnium e Caravandis) riottosa al suo predominio il fratello Caravanzio con 1.000 fanti e 500 cavalli.

- Mentre Appio Claudio Centone col suo piccolo esercito accresciuto accresciuto di ausiliari di Apollonia, Durazzo e della tribù illirica o epirota dei Bullini (territorio tra Apollonia ed Orico) è accampato sul Genusio (Scumbi) soppraggiunge il pretore peregrino Lucio Anicio Gallo con le due legioni. La forza di invasione compresi gli ausiliari dei Partini può contare sui 30.000 uomini e si appresta a muovere contro Bassania quando lembi illirici compaiono nell’Illiria meridionale. Anicio li mette in fuga con le poche navi da guerra a disposizione poi muove con le legioni. Genzio abbandona l’assedio di Bassania, il pretore occupa Lisso ed arriva a Scodra (Scutari) sede della reggia situata sulla collina di Rosafa tra il lago Labeatide (lago di Scutari), la Barbanna (Boiana) che è l’emissario del lago e il Clausal (Kiri) che sbocca ivi presso nella Barbanna.

- Battaglia terrestre di SCODRA. Gli Illiri anziché cercare di resistere ad un lungo assedio preferiscono dare battaglia aperta ai Romani ma vengono facilmente sconfitti. La città di Scodra ed il re Genzio si arrendono a discrezione, lo stesso fa Mateone altra città dei Labeati.

- Fine della III Guerra Illirica. Termina dopo appena 30 giorni la 3^ Guerra Macedonica.

- Il console Lucio Emilio Paolo prende Argo Anfilochio, città greca nell’Epiro meridionale. Dopo la distruzione delle città dell’Epiro il console vende come schiavi 15.000 persone.

- (primavera) I Rodi deliberano di inviare ambasciatori a Roma ed in Macedonia al nuovo console per farsi mediatori tra i contendenti.

- Dopo aver fatto uscire le due legioni dai quartieri d’inverno di File il console le conduce coi nuovi rinforzi presso le fortificazioni di Perseo sulle sponde del fiume Elpeo. Ritenendo uno sbarco sulla costa tra Pidana e l’Epeo impraticabile ed un attacco frontale impresa disperata decide di aggirare le posizioni macedoni. Rimanere immobile nella Pieria tra il monte ed il mare è pericoloso inoltre per il suo esercito e potrebbe avere gravi ripercussioni psicologiche sui popoli della Grecia. Emilio decide l’aggamento del passo di Pitio. Manda un corpo scelto e leggero con cibarie per pochi giorni e senza salmerie composto da 8.000 soci italici, 200 Cretesi e 120 cavalieri traci agli ordini di due giovani nobili Publio Cornelio Scipione Nasica e Quinto Fabio Massimo Emiliano.

- Il Senato romano cerca di prendere tempo col tentativo di mediazione con Perseo fatto dai Rodi.

- (giugno) Nasica ha l’ordine, per distrarre l’attenzione dei Macedoni, di marciare verso la squadra romana ad Eracleo ma di notte parte da questa località e forse penetrando da File nella valle di Tempe, risale verso Gonni e s’incammina per le pendici dell’Olimpo in direzione di Pitio. Sconfitto dopo fiera battaglia il presidio macedonico ed evitata Petra (che superata avrebbe loro aperto la valle del Mavroneri), gli alleati scendono per un passo meridionale poco guardato non lontano da Dio alle spalle di Perseo. Contemporaneamente il console Emilio durante i primi due giorni simula un attacco frontale alle trincee nemiche subendo qualche perdita nel letto del fiume ove i romani sono esposti ai tiri delle macchine da guerra. Il terzo giorno ripete l’attacco nella parte bassa del fiume ove il terreno è paludoso e meno difeso dai Macedoni mentre alle spalle di Perseo appare la squadra romana che si ritiene rechi con sé forze da sbarco.

- (giugno) Arriva al re Perseo la notizia che un corpo romano è comparso in pieno assetto alle sue spalle. Decide anziché dividere le sue forze, sempre timoroso di uno sbarco alle sue spalle di retrocedere verso la fortezza di Pidna sua base d’operazione [città marittima di Eski (Paleo)-Kitros o a capo Atherada]. Leva il campo frettolosamente e ripiega verso nord. Il console con le legioni attraversa l’Elpeo e si congiunde col distaccamento di Nasica e procede resentando le pendici dell’Olimpo.

- (21 giugno giuliano) I Romani arrivano non lontano da Pidna, circa 20 km, dove trovano l’esercito macedone riposato e schierato a battaglia e non protetto sulla fronte da nessun trinceramento. Il console Emilio dispone parte dell’esercito a battaglia su una altura e col resto procede ai primi lavori di trinceramento. Indisturbato dal nemico termina l’installazione del campo trincerato e vi fa ritirare tutto l’esercito. Il re macedone Perseo ha urgenza di combattere per due motivi:
1) la via della Macedonia è aperta al nemico in quanto i romani potrebbero lasciarsi Pidna e l’esercito macedone ad oriente e procedere verso Berrea;
2) restare immobilizzato davanti Pidna significa attendere l’esercito vittorioso del pretore Anicio sugli Illiri che attraverso i monti dell’Albania sta scendendo nella Lincestide e nella Eordea (come Publio Sulpicio Galba nel 189 a.C.).

- (21 giugno notte giuliano) C’è una eclissi.

- (22 giugno) Battaglia terrestre di PIDNA. La battaglia viene combattuta nella pianura a sud di Pidna.
MATTINO: I due eserciti si schierano fuori degli accampamenti separati dal fiumicello Leuco (Leukos) con circa 50 cm di acqua quindi il suo attraversamento è uno ostacolo minimo ma toglie il non trascurabile vantaggio della difensiva. Il console vincendo le impazienze dei suoi giovani ufficiali rifiuta di attaccare.
MEZZOGIORNO: Il re macedone Perseo fa ritirare l’esercito nel campo sperando che i Romani attacchino ma questi non si muovono e continuano a rimanere schierati in assetto da battaglia.
PRIMO POMERIGGIO: La situazione è ancora immutata. Nell’estrema destra dello schieramento, davanti al Leuco, i Romani hanno un avamposto di due coorti di alleati Marruccini e Peligni e due turme di cavalieri sanniti, al centro destra è schierata la I legione ed al centro sinistra la II legione.
ORE QUINDICI:: Un piccolo corpo di foraggiatori liguri sull’estrea destra, complice la fuga di un giumento lungo il fiume, ha una avvisaglia con 800 Traci comandati da Alessandro i quali varcano il fiume e caricano i Liguri e gli Italici che sono costretti a ritirarsi. Perseo vista la situazione dà subito il segnale della battaglia facendo uscire dal campo i reparti destinati a schierarsi dall’ala sinistra all’ala destra e cioè i mercenari, i 3.000 ipaspisti (corpo scelto della guardia reale), i calcaspidi (fanteria pesante della falange con scudi di bronzo), i leucaspidi (fanteria pesante della falange con gli scudi d’argento). Questa manovra tattica prediguidicherà la giornata e tutta la successiva battaglia perché toglierà ai Macedoni la simultaneità dell’attacco e la continuità della fronte.
I Traci, i mercenari e gli ipaspisti travolgono l’avamposto romano e i pochi squadroni giunti in loro soccorso. Sono costretti ad arretrare nonostante l’eroismo del centurione Salvio con grande strage.
Il console Emilio manda contro i calcaspidi la fanteria romana della I legione che forma la destra del centro romano ed ordina a Lucio Postumio Albino (console del 173 a.C) comandante la sinistra del centro romano con la II legione di attaccare i leucaspidi. Vedendo la sua ala destra in difficoltà ordina alla sua ala sinistra comandata da Publio Cornelio Scipione Nasica e composta da 5.000 uomini e 3.000 extra straordinari (soci, elefanti e cavalli) di passare dietro le legioni ed unirsi ai fanti, cavalli ed elefanti dell’ala destra. L’ala sinistra macedone vittoriosa sin allora viene vinta essendo inferiore in numero ed armamento ed isolata dai calcaspidi. La guardia reale fa una disperata resistenza.
I due corpi della falange vengono a trovarsi disallineati, non vicini e senza copertura dell’ala destra ancora lontana. Vengono vinti dalla tattica manipolare romana e dal miglior armamento difensivo romano (piccole spade). La resistenza dei falangiti dura pochi minuti. La guardia reale si immola vanamente.
ORE SEDICI: circa In meno di un’ora la battaglia è perduta. Il resto dell’ala sinistra macedone ed i due corpi della falange vengono incalzati dalla fanteria romana, dalla cavalleria e dagli elefanti verso il mare e poi sopraffatti e trucidati. I fuggitivi che cercano scampo nel mare incappano nella vigilanza della squadra navale romana. Perseo con l’ala destra macedone (ad occidente della linea di battaglia e della città di Pidna) che non ha ancora preso parte allo scontro perché si è spiegata per ultima fugge illesa anziché intervenire per risollevare una battaglia che si era già decisa prima di combattere.

- (22 notte-23 giugno) Il re si rifugia a Pella ma di notte l’abbandona per Tessalonica prima ed Anfipoli (fortezza sullo Strimone) poi. La città però non è disposta al sacrificio ed alla estrema rovina per cui Perseo con il tesoro, la famiglia e pochi fidi si rifugia a Samotrace trovando protezione nella inviolabilità del recinto sacro dei Cabiri.

- (23-24 giugno) Berrea, Tessalonica e Pella notificano ai Romani la loro resa.

- (25 giugno) La città di Pidna viene dal comandante di presidio consegnata ai Romani. Viene messa a ferro e fuoco ed abbandonata al saccheggio.

- Perseo da Samotrace inizia pratiche per un accordo coi Romani ma il console Emilio gli concede solo la resa a discrezione. Non gli è più possibile la fuga perché la squadra romana del pretore Gneo Ottavio approda a Samotrace. I Romani chiedono ai magistrati samotracesi di escludere dal diritto d’asilo il cretese Evandro amico di Perseo ed accusato del tentato omicidio del re pergamede Eumene II nel recinto sacro di Delfi. Invitato ad uscire per subire un regolare processo egli si toglie la vita. Viene accusato del suo omicidio Perseo contaminando sacrilegalmente il santuario ma l’accusa decade. Tradito dai suoi fidi e visti consegnato i suoi figli da un traditore a Gneo Ottavio il re si arrende.

- (dopo Pidna) Il pretore Lucio Anicio Gallo presidiata Scoda, il vicino porto di Olcinio (o) e rizone (Risano) l’antico rifugio di Teuta più a nord al fondo delle bocche di Cattaro, scende con l’armata in Eiro. I ribelli si arrendono senza combattere, solo Cefalo con pochi compagni muoiono combattendo.

-Demetriade passa al vincitore. Sono sottomessi i possedimenti macedonici in Tessaglia. Malibea, fortemente presidiata, viene presa e messa a sacco. Il console emilio abbandona al saccheggio dei legionari per ricompensarli delle fatiche di guerra tre città con futili motivazioni:
1) Agasse arresasi a Marcio Filippo e passata a Perseo dopo che Marcio aveva ripiegato su File;
2) Eginio che aveva osato resistere vittoriosamente dopo Pidna;
2) Tessalonica che si era difesa durante il conflitto troppo tenacemente.
Gli ambasciatori dei Rodi andati a Roma per una mediazione nella guerra macedonica ricevono dal Senato una risposta minacciosa.

- Gli ambasciatori dei Rodi andati a Roma per una mediazione nella guerra macedonica ricevono dal Senato una risposta minacciosa.

- I Rodi,che erano stati in guerra con Perseo, invitano Caio Popilio Lenate in partenza per l’Egitto coi colleghi di Delo nell’isola. Il legato ottiene un decreto che condanna a morte degli attivi partigiani filomacedoni (o antiromani).

- (estate) Il re Antioco IV muove verso Alessandria per conquistarla. Attraversa il braccio canopico del Nilo ad Eleusi (sobborgo di Alessandria a 4 miglia dalla città) ed incontra Caio Popilio Lenate partito da Delo coi compagni di legazione alla notizia della vittoria di Pidna. Il re, avendolo praticato in Roma, lo riconosce e lo saluta ma il legato gli consegna una copia del senatoconsulto che lo invitava a lasciare l’Egitto ai Tolemei. Antioco risponde che ne avrebbe deliberato col suo consiglio ma Popilio tracciandogli intorno col suo bastone un cerchio sulla sabbia gli risponde di deliberare in quel posto. Il sovrano seleucide è costretto a fare buon viso ed a subire lo smacco.

- Il re Antioco IV manda il misarca Apollonio in Israele ad occupare in modo permanente Gerusalemme. La città viene saccheggiata ed incendiata, le mura abbattute. Viene costruita all’interno della città una cittadella fortificata per la guarnigione siriaca.

- La città greca di Leucade viene dai Romani distaccata dalla Lega acarniana.

- Il principe Attalo II Filadelfo rifiuta le proposte romane di soppiantare il fratello Eumene II Sotere nel governo del regno di Pergamo.

- (fine anno o inizi anno 167 a.C.) Il Senato romano elegge una commissione di 10 legati per provvedere al nuovo ordinamento della Macedonia. Ne fanno parte: Aulo Postumio Albino Lusco (console del 180 a.C. e censore del 174 a.C.), Caio Claudio Pulcro (console del 177 a.C. e censore del 169 a.C.), forse Quinto Fabio Labeone (console del 183 a.C., aveva come pretore nel 189 a.C. comandato l’armata dell’Egeo) o Caio Antistio Labeone, forse Quinto Marcio Filippo (console del 186 a.C. e del 169 a.C.), Caio Licinio Crasso (console del 168 a.C.), Gneo Domizio Enobarbo (figlio del console del 192 a.C., pontefice del 172 a.C e console suffetto del 162 a.C), Servio Cornelio Silla (pretore del 175 a.C., pretura non sicurissima), Lucio Giunio (probabilmente pretore), Tito Numisio Tarquiniense (probabilmente pretore), Aulo Terenzio Varrone (pretore del 184 a.C.).

- (fine anno o inizi anno 167 a.C.) Il Senato romano elegge una commissione di 5 legati per provvedere al nuovo ordinamento dell’Illiria. Ne fanno parte: Publio Elio Ligure (console del 172 a.C.), Caio Cicereio (pretore del 173 a.C.), Gneo Bebio Tanfilo (pretore del 168 a.C.), Publio Terenzio Tuscivicano, Publio Manilio

NOTA. L’esercito romano ha pianificato anche il saccheggio diretto dei vinti. un certo numero di uomini per ogni manipolo, o interi manipoli, comunque sempre inferiori al 50% della forza effettiva totale vengono mandati a predare. La preda viene venduta e divisa in parti eguali con i soldati che per assolvere ad altri compiti non hanno partecipato.

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